... con Lui, ho ritrovato la Pace.
martedì, 03 luglio 2007,03/07/2007 18:33
Di nuovo non mi capacito. Io cosa c'entro in questa famiglia? Io cos'ho in comune con loro?
E di nuovo mi ferisce ogni comportamento idiota, e ogni indescrivibile manchevolezza nei miei confronti. Eppure dentro di me c'è tutta questa strana viltà che non dovrebbe esserci, questa bestiola abominevole che mi fa sentire tanto uguale a loro. Ma non li disprezzo. Me ne vergogno, ma non li disprezzo: non potrò mai.
E io ogni secondo di silenzio, come in ogni ruggito, riesco a sentire quella deludente rassegnazione nei confronti di un cambiamento che, ormai so di certo, non avverrà mai. Ma sono troppo stupida per smettere, troppo abbindolabile per non ricaderci, e troppo arida per qualsiasi altra cosa.
E tra non più di 10 minuti ricomincierà il delirio, adesso che in casa sono rimasta solo io assieme all'odore sulfureo che lasciano le tapparelle abbassate tutto il giorno, e il sole che non entra mai in casa, perchè qualcuno vuole così. E ha ragione, così non fa caldo, ma così è tutto Morto: le pareti giallognole, il pavimento sporco, i tappeti impolverati dove affondano i piedi di mobili un po'barocchi e senza nessun valore affettivo, il parquet scuro, gli armadi a muro di 60 anni fa, e il silenzio di sempre.
Qui o là, se non fosse per Lui, non sarebbe cambiato niente.
domenica, 03 giugno 2007,03/06/2007 20:59
O forse era tutta una grande stronzata. Mitomane che non sono altro!
Non mi è mai piaciuto essere messa in castigo, mai. Ho sempre cercato di abbassare la testa e farmi dare uno schiaffetto, ma l'imposizione MAI. Si sa che con me non funziona. Si sa che non rispetto le autorità, ma non lo faccio apposta, e solo che istintivamente ho voglia di pestare i piedi a chiunque mi dica "devi".
La tisana per il mal di stomaco ha lo stesso sapore di piscio che aveva 6, 8, 10 mesi fa, ma diventa buona se ci fai il callo. Se ci fai il callo. SE ci fai il callo. Se. La melissa ha un sapore zuccherino. Il biancospino non sa di un cazzo, la valeriana sembra insalata marcia, ma funziona, lo stomaco si decontrae. Io mi rilasso.
Ho i peli sulle braccia e non c'entra un cazzo, ma il ho appena visti.
E non ho per nulla intenzione di scrivere un post demoralizzante o in qualche modo struggente, ma questo è l'UNICO posto dove posso lasciare andare il senso di colpa e continuare a scrivere scrivere srivere scrivere finchè il polpastrello che ho scottato mentre cucinavo non inizia a bruciare.
Mi sento in colpa. Mi sento in colpa per tante cose, perchè non so mai se tutto rotola perchè ci credo troppo o perchè ci credo troppo poco, perchè lo vedo sempre un po'meglio di me e perchè ho bisogno di formattare e riPartire. Senza bugie, senza colpe, senza macchie, senza "NO", solo Francesca e il suo Amore grande. Ma come dargli torto se non si fida più? Come? Dopotutto sono io quella che ha accumulato bugie su bugie, e che sbagliava sbagliava sbagliava sbagliava. SBAGLIA. E'buffo. E'buffo che mentre andavo in cucina urlando le uniche sei parole che so di "cast no shadow" per non mettermi a piangere, mentre ho pensato che le uniche persone che sono state capaci di accettare i miei sbagli senza rinfacciarmeli e senza crocifiggermi ogni volta sono state LA MIA MAMMA e LUI. La mia mamma a volte si dimentica di farmi la spesa, e non ho niente da pranzo. Lui, a volte... Lui non sbaglia, è quello il punto. Lui non sbaglia e io vorrei tanto essere un filo più vicina alla sua perfezione, e sentirmi un po'meno una merda, o una brutta persona, o una spregievole bugiarda, vorrei tanto. E mentre pensavo tutto questo, mentre vedevo, lì, davanti, tutto che si squagliava, mentre pensavo alle cose che rimarranno sempre appese nell'armadio e al mio senso di colpa che graffia, ho visto nel lavandino la sua ciotola della macedonia.
Com'era bello quel giorno quando l'ho visto arrivare con i miei pantaloni preferiti e la ciotola in mano, e non ho creduto ai miei occhi. Ricordi? Cristo santo, ti ricordi? Io sì. Ed era bellissimo. Com'era bello quando ancora tenevo la bocca chiusa e basta, per non fare brutte figure, tacevo.
Com'era bello quando a 10 anni dicevo di pesare 40 e invece pesavo 32, e com'era bello che quella fosse la bugia di cui mi dispiacevo di più. Com'era bello.
Com'è stato bello questo pomeriggio a fare non so che, a giocare, a guardarci, ad amarci perchè io ci credevo, io pensavo davvero di essere cresciuta, e invece NO, Cristo, sono qui, la solita testa di cazzo che si mangia le unghie e fa soffrire e preoccupare e urlare.
E eccomi qui, che di nuovo, non so darmi un perchè.
domenica, 03 giugno 2007,03/06/2007 12:52
Crescere per me è stato imparare ad Amare senza farmi domande, senza avere alcuna paura. Crescere è stato piangere piangere e piangere e farmi guardare negli occhi, e sentirmi in colpa e piangere, e mordicchiarmi il labbro inferiore come una bambina, e lasciarmi andare tra le sue braccia che sono cresciute, anche loro.
Me le ricordo, sai, quelle braccine sottili che vedevo le prime volte, che mi avevano tanto impressionato quando l'ho visto nudo come un bambino, e mi avevano fatto vedere tutta la sua innocenza. Me le ricordo quelle braccia, che adesso sono pronte a stringermi abbracciarmi e scuotermi, che sono sempre così dolci, così lisce. Me le ricordo.
Crescere è stato fare l'Amore senza mai fermarci, e non riuscire a non dirci "TI AMO" prima di staccarci, ed è stato piangere di nuovo nella consapevolezza che Lui è quanto di più buono può esistere qui. Lui è la cosa più vicina alla Luce. Lui è la Luce, è come la nostra bambina, è Luce.
Crescere è stata la prima cena a lume di candela, e lavare i piatti con una grande Gioia dentro, e salire sulla cucina, e addormentarmi mentre mi diceva che ero bella mentre russavo con la bocca semiaperta.
Crescere è stato farmi accompagnare a casa dal mio grande amore, che il 2 giugno aveva la sciarpa ed era vestito tutto di nero sotto un enorme ombrello colorato.
Essere cresciuta è stato prendermi le mie responsabilità, e svegliarmi all'ora giusta perchè sentirlo era l'unica cosa che mi importava realmente, e ricordarsi il senso di colpa, e ammettere il mio sbaglio, e provare a perdonarmi, perchè Lui ce l'ha fatta. Essere cresciuta è stato correre in cucina mentre tutti dormivano convintissima di trovarlo seduto a tavola, e dare un bacio all'aria perchè lo sentivo lì, e tornare a coccolarmi sotto quel piumone che mi ha vista la mattina prima - bambina - e oggi, cresciuta e piena di un Amore che non ha confini.
Crescere è trovare la Famiglia.
martedì, 29 maggio 2007,29/05/2007 20:53
Ti ricordi quando avevo sei anni e sembravo un folletto? Ti ricordi i vestitini azzurri e da maschiaccio, ti ricordi gli occhi verde speranza e i capelli arruffati che non volevo mai legare? Te li ricordi? Te li ricordi?
Ti ricordi la solitudine che mi passava la mano sugli occhi prima di andare a dormire, e ti ricordi quella che la mattina mi svegliava con un fiato pesante e amarognolo, ti ricordi? Ti ricordi che quando mamma e papà litigavano le mie gambine ossute e corte correvano nell'erba alta, e si pungevano con le spighe, e si tagliavano con i rami, e ti ricordi che i capelli volavano nel vento insieme alle lacrime che si perdevano nella mia infinita innocenza. Ti ricordi?
Ti ricordi la Solitudine di quando mi accucciavo tra le foglie e mi prudeva tutto e non volevo alzarmi e piangevo e piangevo come sperando che qualcuno si ricordasse che io Ero, e c'Ero. Te lo ricordi questo?
E ti ricordi quando la schiena con le costolette sporgenti, e non avevo nemmeno un accenno di seno, e ti ricordi quando mi rotolavo per i dossi perchè non sapevo con chi giocare, perchè ero sola?
Ti ricordi di quando ho trovato mamma volpe morta, strozzata in una trappola, e ho sentito per la prima volta odore di morte, te lo ricordi quanto ho pianto. Ti ricordi che pensavo che se la volpe mangiava le galline era perchè doveva far mangiare i suoi cuccioli e ti ricordi che l'uomo mi ha iniziato a fare schifo, e ti ricordi che sono scappata ancora ancora una volta verso quel nascondiglio bambino dove da piccola avevo visto l'uomo delle api che è sempre tornato nei miei incubi ad uccidere la mia mamma, te lo ricordi questo, te lo ricordi?
E ti ricordi del vestitino con le cigliegie che ho messo in seconda, terza e quarta e quinta elementare anche se mi stava sempre più piccolo, ti ricordi che lo mettevo perchè me l'aveva dato Elena e mi faceva sentire ancora il folletto senza pensieri, te lo ricordi quel bisogno di sentirmi ancora bambina e di non aver visto mai quella morte? Ti ricordi quando ero solo il disegno allungato di una bambina di sei anni, ti ricordi quando iniziavo a legare i capelli perchè la nonna civilizzata diceva che stavo male ed ero in disordine con la chioma tutta arruffata? E ti ricordi che vedevo l'altra nonna spellare i conigli e sapevo che era una morte più giusta di quella della volpe? E ti ricordi quando andavo a cavallo e mi sentivo ancora correre nel vento o quando prendevo la pioggia che cadeva piano piano senza pensare al raffreddore alla tosse e a tutto il resto, ti ricordi? Ti ricordi quando ho iniziato a vivere in cattività e a non camminare più a piedi scalzi sull'erba bagnata?
No che non te lo ricordi, coscenza del cazzo, perchè tu sei arrivata quando è andato via il folletto che non si legava i capelli, con gli occhi verde speranza e i vestitini da maschiaccio.
E questo nemmeno te lo ricordi, perchè tu ci sei solo quando vuoi! Tu non ti ricordi che adesso posso tornare un folletto quando voglio, e saltellare e volare proprio come fa Peter Pan, quando ho il mio bambino che mi tiene la mano, tu non te lo ricordi, ma IO sì!
sabato, 26 maggio 2007,26/05/2007 21:56
Puah.
*Sbadiglio.
Scrivo perchè è sabato sera, e non sono con il mio Amore, che lavora per Noi, e mi tiene nel cuore.
Scrivo perchè mal sopporto la noia da quando mi sono fatta viziare dalla sua dolce compagnia.
Ed eccomi, mentre faccio zapping da un cazzo di canale ad un altro cazzo di canale, mente tollero mia mamma che si beffa del mondo perchè entra in una 38 e che tollero sempre più faticosamente, scrivo.
Ce l'ho con mia mamma, perchè le basta uscire tre sere e prendere in mano un libro di diritto per tornare la sbruffona saputella piena di sè che non sopporto, forse perchè specchio l'arroganza che ho quando non sono in me. Quell'arroganza che da tanto fastidio al mio Gabriele. Ah, santo cielo. In questo periodo sono sempre meno sopportabile, penso, sono suscettibile e perfezionista e... estremamente... mh, critica.
Mi dispiace.
Ho bisogno di un oculista, sì. Ho il bulbo oculare destro che "rotola"all'interno della cavità senza che lo controlli, ed è molliccio, e mi fa vedere delle macchiette nere.
Dicevo, facendo zapping, sono finita su rai-tre. Alberto Angela camminava con un visino un po'sciupatello e giallognolo nelle stesse tombe dei cappuccini dove ero stata in Sicila con il mio Gabriele. - Mi piace chiamarlo il mio Gabriele - Non so come mai, reputo quel tizio - Angela, dico - un gran coglione. Lì, vocina lenta e melensa, che farfuglia banalità scontate: le corone delle vergini, la maschera di agamennone, le piramidi saccheggiate, i selvaggi cannibali. Niente di approfondito, giusto una panoramica alla lontana, giusto di tutto un po', c'è in quel programma "fiammeggiante" che smerda il nome di Ulisse.
(Notare che Albertino precisa che "bucranei" vuol dire cranei di buoi, non cranei bucati - fa il simpatico!)
Ce l'ho con quelle teste di cazzo che si permettono di intromettersi nella Nostra storia. Sì, mi riferisco alla famiglia Nasone, e alla teologa senza morale. Ce l'ho con chi interferisce e non sa stare al suo posto, e pensa che tutto gli sia dovuto, e ce l'ho con quelle deformità lì perchè non so da dove sia partito il "delirio", nè dove finirà, ce l'ho perchè si meritano un sincero vaffanculo senza spiegazioni, e non è il bon-ton a frenarmi, sta volta, ma l'equilibrio collettivo, dopotutto se le metta su per il naso, le bambinate.
Sì, ce l'ho con il catecumeno e gentil rotonda consorte, che bacia e sputa, che crede nelle idee di un partito - e che partito - e non nelle sue. Ce l'ho con loro che dicono "no" perchè sei diverso, e non vedono che se anche io ragionassi così, dovrei chiuderli in un ghetto, ce l'ho con loro perchè voltano la realtà come si volta l'omelette, e perchè non ti guardano mai negli occhi, ma ti fanno specchiare negli occhiali da sole, perchè non si vivono, e portano avanti idee non solo puritane e bigotte, ma del tutto inverosimili e sono i peggiori pervertiti sotto ogni aspetto, ce l'ho con loro perchè non devono sudare niente, perchè in un modo o nell'altro, ce la fanno per il rotto della cuffia, e ce l'ho con quelle sfattezze che hanno naso, capelli e cervello in comune perchè dietro ogni cosa che fanno, non c'è un solo motivo, forse giusto quella stupida curiosità e quell'altrettanto stupida voglia di sentirsi protagonisti. Riderò io.
Ah, di tutto questo, non me ne frega niente, alla fin fine, se la metto sul mio "personale", perchè di farmi sfottere in silenzio da uno che dovrebbe vergognarsi di uscire non solo da casa, ma dalla porta del cesso, e di non essere più nelle grazie di una che predica la castità e si ammazza di seghe mentali, m'importa poco, ma mi disturba profondamente il fatto che possano minare la nostra serena tranquillità. Ma dopotutto, sono come la puzza di merda che fanno alzare gli spurgatori: basta chiudere la finestra e accendere l'incenso.
mercoledì, 16 maggio 2007,16/05/2007 21:50
Non so nemmeno da dove cominciare...
Pensare che si risolverebbe tutto con una notte nel Nostro letto, mi fa quasi sorridere.
Ho le mestruazioni, e forse l'eccessiva, davvero eccessiva stanchezza è dovuta anche a quello. E'paradossale, è scemo, lo so, ma so spiegare un po'di questa rabbia che mi rende difficile da sopportare in questi giorni.
Quel sangue è una macchia di rassegnazione. E'la tranquillità dopo due giorni di normale e conscia angoscia e l'infrangersi dell'illusione inconscia. E'stupido. Lo so. Lo so. E'solo che, che penso che aspettare perchè è necessario sia una grandissima stronzata. Non mi riferisco solo ad un bambino, sia chiaro. Stupida sì, ma forse era una metafora non troppo riuscita.
Mi dispiace. Mi dispiace davvero perchè mi rendo conto di come lascio che il mio umore influenzi il rapporto con gli altri. Mi dispiace, ancora una volta, non sono all'altezza.
Non sono nè disperata nè rassegnata, sono solo IMPOTENTE. Che rabbia, che nervoso, che angoscia. E tanta voglia di mettermi a gridare per ogni cosa che taccio.
Complessi d'inferiorità? Chissene frega. Nemmeno Francesca ha mai visto il meglio di lei. Mentalità imbecille, che ho. Da pugni in faccia. Mentalità paesana, come quella di quelle oche che starnazzavano fuori dal centro estetico mentre tornavo a casa.
E'successa una cosa terribile, che mi ha lasciata a bocca aperta: ho dimenticato il nome di qualcuno che sa il mio. Del vicino di casa che saluto tutti i giorni. Che merda di ipocrisia.
Ecco, sono solo appunti, ho scritto solo per ricordarmi che, se non ci fosse Lui con quel bagaglio di speranze, non vorrei essere qui.
lunedì, 14 maggio 2007,14/05/2007 19:37
Tut. Tut. Tut: collasso di sistema.
Probabilmente mi sto facendo condizionare.
E' solo che, come sempre, torno, volente o nolente, a confessarmi, a fare il "punto".
Panoramica generale:
In questa atmosfera di delirio collettivo, fatta di padri ubriachi, di studio che non da poi quella grande soddisfazione, di impotenza nuda e cruda, di passioni trascurate, abbandonate, tradite, brilla sempre una Luce più grande, quella che mi fa alzare, mi fa vedere una donna su una sedia a dondolo, con un pancione e della lana in mano, accanto un cane. E quella scossa che, all'improvviso, ti sveglia nel cuore della notte e ti proietta flash senza connessione tutti di seguito, e ti mostra volti che non hai mai conosciuto, ma che ti scaldano il cuore con un battito di ciglia. In questo periodo, la cosa che mi fa realmente, felice, dirò la verita, è la Vita. Non la mia, la sua, non ha importanza, dopotutto sappiamo benissimo che la materia di cui siamo fatti, è molto più che limitata, ma la Vita, quella che ci terrà sempre uniti, legati al ricordo di ogni istante che vale la pena tenere nel cuore, legati alla proiezione del domani, e dell'eterno. Perchè se qualcosa resta, quello è l'amore, e ne sono certa. Mi fa felice la Vita, e tutto quell'imprevedibile che ne consegue. Mi fa felice l'Amore, perchè regna sovrano in tutto ciò che vedo, in tutto ciò che faccio. Divino o no, non ne ho idea. E', e per ora, è "abbastanza". Sì, quell' Abbastanza.
Dirò, che l'unica cosa che mi manca, tralasciando il profitto decisamente scarso, è l'attività fisica. Sì. Non per il fisico, chiaro, ormai m'importa poco e niente del grasso, del magro e dell'oltre il limite, piuttosto per le scariche di adrenalina pura davanti a quel metro e trenta da saltare, e... e la liberazione mentre ti senti volare, e poi, e poi il successo di sentire di nuovo la terra sotto un galoppo ritmico e soddisfatto.
Questo mi manca, ma verrà il momento.
martedì, 08 maggio 2007,08/05/2007 21:10
Dialogo tra me è la coscienza.
"Ciao, ben tornata, quanto tempo! Sei dimagrita?!"
"Mah, ha poca importanza ormai. Sciupata, stanca, taciturna. No, dimagrita no. Ma non ti vergoni?"
"Di cosa?"
"Di essere indietro, ancora. Di essere una delusione, forse anche per Lui, che ami così tanto - a quanto pare"
"Moltissimo. Ma Lui che c'entra?... Lo so. Sono ingiusta, e manco di rispetto, e.. e sì, in effetti, hai ragione"
"Lo so. Io lo so sempre. So anche come ti senti, creaturina pallida. Ti senti grossa, e traballante, e gommosa, e senza cervello. Ti senti il classico stereotipo della donna "stupida ma bella", con la piccola differenza che tu, cara mia, bella non sei proprio. O sì?"
"Tu non sai sempre tutto. Stupida mi sento, è vero, e mi sento piatta, e senza morale, senza considerazioni mie. La bellezza, poi... della bellezza, non m'importa nulla. Io sono bella abbastanza per poter stare con Lui. Io gli piaccio, e non potrei chiedere di meglio. Io non sono più lo scheletrino di un tempo"
"Sei una bugiarda. Come dice Lui, proprio così, niente di più niente di meno. La realtà, sappiamo entrambe qual'è"
"Ah sì?"
"Sì. Tu sei eccentrica, creaturina, e sei presuntosa e viziata, forse. e hai bisogno, hai una necessità impellente di essere gratificata, e di sentirti la migliore, almeno in qualcosa, almeno nell'essere uno scheletrino. Ma il primo posto, quel gradino un po'più alto... Non fa per te, vero? La scelta di andare a cavallo, non fa per te, no. Tu devi sempre scegliere per non deludere."
"Smettila!"
"No, creaturina, no. Perchè tu sbagli, perchè l'unica cosa che deve venire prima di te, siete Voi. Non la mamma, la nonna, il papà, la zia: no."
Detto questo, crolla tanto, il mio mondo. L'unico pilastro è Lui, e... ed è quasi un totem, una guida, un che di sacro.
domenica, 06 maggio 2007,06/05/2007 20:24
Era tutto così perfetto. Tutto. Andava tutto così bene. Ma mio padre deve ancora imparare cos'è il rispetto. La nostra Storia, era tutta in quel puzzle lì, sì: lì, perchè ogni tassello, ogni stupidissimo tassello rosa aveva un significato: parlava di una partenza, o di un ritorno, o una Pace, o una carezza. Bisogna ricominciare da capo, perchè lui su di me ha diritto di vita e di morte. Bisogna che pianga disperata, e urli come una pazza, e gli spieghi cos'è una figlia, usando la parola "deficiente" o "stronzo" come fossero virgole, per sentirmi potente, per sentirmi più libera. E lui questa che pensavo fosse potenza me la da, e vede la mia rabbia negli occhi che sento riempirsi di sangue, e nei pugni che si stringono mentre le labbra si alzano in un modo animalesco. E io li vedo, quei meschini fottuti, piccolissimi, incapaci occhi di topo che si sentono al sicuro, e soddisfatti, perchè la medicina insegna ad avere una corazza.
E poi, come finisce? Finisce che non si torna indietro: il puzzle e nell'armadio, insieme a quegli altri, che per adesso non significano nulla. Nulla. Finisce che sono io a sentirmi in colpa, perchè ho urlato parolacce contro di lui davanti a una bambina, e non ho avuto la solita calma nel mordermi la lingua senza mai riprendere fiato. Presto ricomincerà il tragicomico sarcasmo, quello tagliente, quello che intende solo chi sa, ed inizierò ad umiliarlo, perchè la "doma etologica", con quello "stalloncino impotente" non va bene, perchè si merita speronate tra le costole, fino a fiaccarlo.
Sì, e poi inizierò a sentirmi la "cattiva" di turno, a tornare mansueta per riportare quella tranquillità qui, nella casa dell'esasperazione dell'egoismo, del suo egoismo.
E poi la mia vita, per lui, tonerà ad essere la vita di una piantina, a cui dai il concime, l'acqua, che poti di tanto in tanto, per farla crescere "meglio", per renderla meno "selvatica".
Ecco, sto meglio. Mi basta pensare a Lui per scoppiare a ridere. E non è una risata nervosa, è una risata... trrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr, piena, grassa, sentita. Eccola lì, la più grande parte della mia Famiglia, il mio Futuro. Eccolo quel musetto dolce, con gli occhi grandi e pieni di Luce, eccolo che arriva a cullarmi il cuore, che non è mai stato più sano di così. Ora va tutto meglio di prima, molto meglio.
Ora ripenso a quella foto di un bambino sullo scivolo, o nella piscinetta, o il primo giorno di elementari. Eccolo, il mio Futuro. Quel lontano - ma nemmeno troppo - 1997, quell'anno che ci ha fatti sentire grandi, ed eccolo, questo 2007 - dieci anni dopo - il giorno in cui grandi lo siamo diventati davvero.
E adesso mi chiedo solo perchè mio padre ha lasciato che infierissi così, urlando come una pazza, senza aprire bocca. Realmente pentito? No. Più probabile non mi stesse nemmeno ascoltando. Ma tanto, non importa: Lui è con me, anche adesso.
Quando avremo una Casa, lo faremo quel benedetto puzzle.
venerdì, 04 maggio 2007,04/05/2007 12:54
Penso che quella di ieri sera, sia stata la terza scelta giusta della mia vita. Sconveniente, affrettata, poco ponderata, tropo, sudata: non importa. Sono orgogliosa di me, e è una delle prime volte.
Io ho scelto, grazie anche a Lui.
mercoledì, 02 maggio 2007,02/05/2007 21:41
Porca troia quante parolacce.
Devo mettermi in testa che Lui, Lui non è "mamma anatra", che ascolta le mie stronzate. Poverino, che subisce i miei cali di temperatura.
Mi sono un po'rotta il cazzo, comunque, del blog. Penso ripiegherò sul metodo "quarta elementare"/ "caro diario".
mercoledì, 02 maggio 2007,02/05/2007 21:23
"You've gotta make your own kind of music", e con questa frase che rimbalza nel cervello e mi porta a pensare, mi prendo Spazio.
Che Spazio? Quello di non lavare i piatti perchè non ho voglia, di fare i capricci, di mangiare due brioches al cioccolato davanti al monitor, fregandomene di ingrassare.
In questo momento, se non avessi Gabriele a cui rivolgermi, su cui contare, con cui essere me stessa, passerei il limite. Di quel tuono che era pura è agghiacciante, passiva e muta rassegnazione, è rimasto lo spaventoso rimbombo dopo una dormita su un letto che non era il mio. Della vergognosa voglia di urlare, di raggiungere la soglia del "troppo", di non voler capire quando è quell'"abbastanza" che risolleva, di quella di correre fino all'esaurimento, e alle contrazioni meccaniche dei muscoli, è rimasta solo la vocina coperta dalla vociona - non a caso la ripetizione - della mia Guida, e poi, una grande Luce, a sovrastare tutto.
La rassegnazione c'è, ed è ancora statuaria davanti ad una Francesca passiva, impotente. Capire non serve più. Oggi mi accontento di quell'"abbastanza", sì, senza andare oltre, mi accontento di quella spiegazione stupida, della garanzia, perchè sto in piedi per grazia divina. Forse, capire, per un po'nemmeno mi interesserà più: ormai io sono quella che da spiegazioni e non ne chiede.
Sinceramente, nemmeno so più cosa scrivere. Le parole sono sempre più fottutamente piatte, e non trovo mai l'aggettivo che riesca a definire, anche solo in una parte nascosta, l'emozione.
A forza di fare la deficiente, lo sono diventata. Un po'me la rido, da questa scrivania del cazzo, quando vedo che... bah, puttanate. La verità è una sola - ho la pelle d'oca -: io sono un'incapace. Ormai, nemmeno più la seconda. Risate, domande, risate, domande, umiliazione, ostinazione, insensibilità. Prima, questa era una paura, adesso ogni sbaglio è diventato un peccato. E'come quando mia nonna mi faceva togliere le scarpe sul parquet. O forse è quello che mi merito. Senz'altro è quello che mi merito. Il karma non tradisce. E'l'incarnazione della mia paura, aggravata dall'incomprensione proprio di chi... Ma sì, che importa, quando c'è una "champagne supernova" che mi chiede - anche lei, sì - di stare zitta.
Non ho solo voglia, adesso, di dare di matto, ne ho bisogno.
Sì, ma molto meno di quanto non ne avessi oggi. E'... buffo, perlomeno, quello che succede: torno a "casa" felice, mangio porcherie senza sensi di colpa, mi siedo, scrivo qualcosa di apparentemente sereno, e poi... e poi questo. Ho bisogno di un Suo silenzio pronto ad ascoltare, magari. Di qualcuno che mi facesse sentire che ho anche un cervello.
Ne ho bisogno?! Sì. Sì brutta cretina, ne hai bisogno! Hai bisogno di qualcuno che dia un senso a quelle ore buttate su libri che faticavi a capire del tutto, di qualcuno che dia un senso a tutte quelle domande senza risposta. E manca un minuto e ventuno alla fine di questa canzone un po'troppo ripetitiva, forse, e poi salterò su un altro argomento scottante. Mi duole l'incomprensione. Ma no, non è che mi fa male... è che... è come un sassolino nella scarpa, o un perizoma tirato troppo in alto.
E adesso tocca ad una canzone dei Beatles che non ho nemmeno mai sentito, ma che si merita di essere ascoltata. Eccola l'opportunità che va data a tutti, ed eccola, una scottante - o quasi - delusione.
Nah, per carità, non sono ancora caduta nel pessimismo cosmico, perchè io un Senso, uno vero ce l'ho, e perchè non vedo quell'abisso orrido, nè ho intenzione - spero - di andare sempre fuggendo, o di aspettare la sera con le mani in mano. Canzone breve, come il pensiero un po'morto che non mi spiego in questo momento. "No title", mi dice l'mp3 con una storia bella davvero alle spalle. Mandiamo avanti. Non voglio più perdermi con gli sconosciuti. No perchè ogni sbaglio, ogni dannato e dannoso peccato, ogni giorno mi crocifigge, e mi incorona di spine. "So don't go away". No, non vado. Non posso. Non voglio - non da sola, perlomeno -. Non ho dove andare. Non ho una lira. Eccolo qui, un vero francescano. Meno corrotto di tutti quei figli di puttana che... oggi c'è l'ho con mondo, in realtà, perchè? Soprattutto perchè ce l'ho con il mio Q.I. troppo basso, con la mia stupididà che cresce in modo direttamente proporzionale ai miei fianchi, con il "non poter negare l'evidenza", e la fine del mondo del domani, perchè domani è adesso, e io tremo davanti al calcare che si sgretola, e sembra forfora, quel calcare lì, altro che neve.
"Ciao ciao", e non ho voglia di essere presa per il culo "ora di te non voglio perdere neanche un attimo", sì, sì, ma è un tirarmi per il culo, alla grande, perchè io mi perdo, e mi sono persa troppo. Avanti: meglio le canzoni in inglese, che la mia mediocrità senza pari non mi permette nemmeno di capire.
"He walks alone", mi dicono. Sì, è vero, è la parola "shadow" mi fa quasi piangere, perchè ci sento la dolcezza, perchè in ogni vibrazione delle corde vocali, muore un sogno. A volte, ripenso alla mia solitudine. Ripenso a quanto avrei "cantato" davanti ad ogni domanda, e a quanto non parlo ora, perchè "non ne vale la pena", perchè tanto, per "loro"non sono all'altezza.
Una canzone che mi piaceva, che predica tanto, in sostanza, concretamente, è come un santone, uno di quei capi spirituali da quattro soldi. La Perfezione c'è solo in Lui. E dell'imperfezione non me ne faccio niente, nessuno se ne fa niente. Mi sento piatta, mi sento banale, scontata, mediocre, commerciale, dozzinale, abbonata, prevedibile, sottintesa in tutto ciò che faccio, tranne che in quel campo della mia Vita che non tocco mai, e proprio mai. "L'amore". Perchè ho smesso di farmi domande, di darmi risposte, perchè con Lui le trovo tutte in un sorriso, in uno sguardo, in un bacio.
Tutto il resto, come dicevo, non fa altro che radicare in profondità quello che chiamavo "complesso d'inferiorità", che in realtà è una vera e propria fobia. E poi c'è un terribile senso di colpa, perchè tutto quello che sbaglio, è solo colpa mia.
Basta, lo spazio di delirio scritto alla cazzo di cane è finito, perchè non ho molto da dire sulla mia subordinazione - sono proprio italiana - ai "dominatori". Io accetto a testa bassa. Quel pepe nel sangue non c'è più. Come la nonna che mi dice " te ghet l'argento vivo adòs".
martedì, 01 maggio 2007,01/05/2007 13:21
Di nuovo qui, tornata da ventotto ore - grossomodo - che mi hanno riempita di Pace.
Sono troppo piena di armoniosa tranquillità, per scrivere qualcosa, qualsiasi cosa.
Mi resta in mano una caramella, e nel cuore la Gioia di un fuoco eterno.
venerdì, 27 aprile 2007,27/04/2007 13:42
Uno, due, tre: stella. Ritorno a delirare
Uno, due, tre: stella. Troppe domande
Uno, due, tre: stella. Paura
Uno, due, tre: stella. Fallita incapace
Uno, due, tre: stella. Amore che non è qui
Uno, due, tre: stella. Voglia di piangergli addosso
Uno, due, tre: stella. Pazzia
Uno, due, tre: stella. Caldo
Uno, due, tre: stella. Lo so
Sto tornando ad essere pazza, ad aver voglia di rotolarmi per terra mentre urlo con le mani nei capelli. Sono distrutta, oggi. Perchè io non riesco mai? Io non sono la migliore. Io non sono la migliore. Io non sono la migliore.
mercoledì, 25 aprile 2007,25/04/2007 21:50
MI sembra di essere tornata larva. E'tutto cupo, tutto sfumato da una nebbia argentea, tutto reso verosimile da questo sangue morto che mi lasciano le frustate che mi tiro da sola.
E sono la solita, pazza, stronza, puttana. Sono ancora quella che scarica la tensione nel modo sbagliato, che capisce meglio un cavallo di un uomo, che si accorge troppo tardi, che sbaglia senza pensare, che preferisce morire piuttosto che vivere schiava, e si sente schiacciata dal peso opprimente di questo assurdo e insensato dolore.
Non mi piace essere la causa del male, non mi piace.
E non tollero più di dover rimanere qui, quando vorrei uscire di corsa e mettermi a piangere addosso a Lui, e chiedergli scusa in tutte le lingue.
Io sono stanca. Io sono stanca. Io sono stanca di svegliarmi con i buoni propositi, ed essere ogni giorno più arpia.
Vaffanculo
mercoledì, 25 aprile 2007,25/04/2007 20:51
Oggi ti racconto la storia di una bambina che è cresciuta con un sogno.
C'era una volta una bambina. Era una bambina un po'piccola per la sua età: sempre 10 cm troppo bassa, 10 kg troppo magra per la sua età, era una bambina piccola, ma dentro aveva un sogno grande come il mondo.
Non le piaceva stare in compagnia delle persone, e non le piaceva parlare, e si vergognava di tutto: era molto timida. La bambina giocava sempre da sola, su un tappeto grande, sul lettino di ferro rosso, e si immaginava posti lontani e pieni di magia, e si immaginava posti pieni di Luce, posti in cui lei era circondata solo dalla Natura. Giocava con dei cavallini: li collezionava. Il suo preferito era Simon: il "capo cavallo". Un cavallo che la sua mamma le aveva preso all'asilo, era tutto bianco, e morbido, e sembrava così vero.
Tra i sogni ricorrenti, c'erano queste sterminate praterie, e questa calma avvolgente e tiepida che si percepiva galoppando su un cavallo, lasciandosi trasportare da qualcosa che è veramente e solamente libero.
Quando la bambina parlò dei sogni, sembrò doveroso portarla a vedere, a toccare, a conoscere un cavallo; era una scuderia piccola, disorganizzata, dove i cavalli stavano ammucchiati in paddok sporchi e i box erano troppo piccoli, soprattutto, era una scuderia dove i cavalli non avevano padrone, e si sentivano poco più di carne da macello, e la bambina lo vedeva, lo sentiva, e progettava, un giorno, di Liberarli, di insegnargli a galoppare nel vento.
Poco prima dei 3 anni, la bambina inziò ad approcciarsi con Maya: una doppiopony pezzata, tranquilla, la cavalla di due ragazze cicciottelle che l'avevano presa in simpatia. Non arrivava nemmeno oltre la sella, con quelle gambine corte, ma voleva andare. Voleva di più.
Stava arrivando il freddo, e le "gite" a trovare Maya erano sempre meno frequenti. La bambina si chiudeva nei sogni, in quella cameretta bianca piena di disegni, a raccontare alla sua migliore amica, una cognolina bianca, cosa si aspettava dal domani.
La bambina parlava con qualsiasi cosa, tranne che con gli uomini, e questo, iniziò ad essere problematico. Lei era sempre triste, sempre scura, e quello stesso sogno intervallava gli incubi dettati - forse - dall'agitazione, sempre fino a che, un giorno, arrivò Stella. Stella è un'avelignese che viene utilizzata come fattrice, una cavalla buona, paziente, senza speranze. Ogni mattina la bimba si svegliava per andarla a trovare, nel prato accanto a casa del nonno, e intanto cresceva, e, di nascosto, imparava a salire, senza nessun aiuto, in groppa a quella "mamma cavalla".
Stella partì, ed iniziò a tornare ogni autunno, e ogni autunno la piccola era più grande, più forte, più determinata a provare a galoppare su quella cavalla.
"Papà, portami a cavallo". E iniziò il tempo delle passeggiate, delle cadute da quella sella che rubava naturalezza, dei primi salti, dei grandi risultati, dello stupore degli "esperti" davanti a quello scricciolino che faceva saltare ad un pony un metro e 40, e la paura angosciante dei genitori, lo strazio della figlia che voleva saltare, e andare con il Suo cavallo, e sentire quell'adrenalina forte sulla pelle.
Arrivò il momento del "qui non concludo niente", e venire così mi fa solo soffrire, poi il momento di Farfalla, mandata al macello perchè si era tagliata un tendine, e di Roy, venduto in cambio di un favore, e di Pedro, che ormai era "troppo buono" e non faceva più divertire il suo padrone a suon di speronate e tironi.
Arrivarono i salti che potevano farla diventare grande, e il "no" secco, deciso, conciso di quelli che la "tutelavano", e poi arrivò il suo "basta". Perchè una passione si Vive ogni giorno, non di tanto in tanto.
E poi è arrivato Prygly, e adesso la paura, l'angoscia, il terrore di non potercela mai fare.
mercoledì, 25 aprile 2007,25/04/2007 00:22
Non ho mai avuto una convinzione così solida, così radicata.
Ogni volta che sento il suo odore, dentro di me ruggisce l'istinto, dentro di me le emozioni cavalcano un cuore imbizzarrito e pieno di speranza. Ogni volta che vedo il Verde incontaminato accendersi negli occhi, e spezzettarsi in migliaia di frammenti luminosi che mi fanno specchiare nei suoi occhi, mi sento in un'altra realtà, e mi sento parte della Vita, anch'io.
Finalmente è passato il tempo di Peter Pan, e delle maglie larghe per nascondere il seno, di quelle dritte che non s'appoggiavano sui fianchi che pian piano si aprivano, per diventare una "capanna". Adesso basta aver paura di essere Donna, e di crescere: quello da cui sono sempre scappata è esattamente quello che, adesso, con tant a serenità, voglio essere: Donna. Senza fretta, senza troppe paranoie.
Se sono Guarita, devo ringraziare solo una persona. La persona che amo con tutta me stessa, il regalo della mia Vita.
lunedì, 23 aprile 2007,23/04/2007 19:41
Uah, che faticaccia...
Sento che è tempo di cambiare la "tappezzeria" del blog, e che questo grigiastro di solitudine non va più bene, non mi rappresenta più. Però... Però ho la sindrome di chi non si vuole staccare dagli affetti, o forse, più semplicemente, non trovo un template abbastanza insolito da volerlo far mio. Farlo io? Nah. Una volta ci "macchinavo" con photoshop, ma adesso... adesso anche lì ho perso i colpi.
Se escludo la mia vita sentimentale, mi sento inappagata. Il resto è tutto monotono e noioso, ripetitivo e scontato, e io ho solo voglia di bianco. Bianco. Bianco. Bianco.
Fuori è tutto così muto, fermo, congelato. E'tutto inespressivo e cupo, ricoperto da un perlaceo, evidente torpore che... disorienta. Mi sento disorientata. Forse i canti di pastori erranti, e le sere, e le Dickinson seconde solo agli Shakespeare fan 'sì che il mio Io - che qualcuno chiamerebbe volubile - si faccia condizionare. Mi sembra di essere tornata all'estata, di essermi svegliata da un sogno: la camicia da notte larga, i capelli un po'sporchi e legati alla meglio, le mani veloci che percorrono la "faticosa tastiera" in attesa di un Vento che scuota l'aria, muova le foglie, allontani le nuvole.
Stento a credere che c'è Sereno, e nel sereno brilla, scintilla e rifulge una Luce opalescente ma accecante, sporcata solo da cumuli lattigginosi e poco densi; ma non c'è profumo nell'aria. Niente muove l'odoroso cipresso solitario, nè le foglie delle siepi lussureggianti di queste case mondane, decisamente fredde: non c'è Profumo, nè suono. C'è un silenzio sibilante, un ronzio sussurrato ma costante. Cos'è? Da sempre amo questa luce biancastra delle prime sere di questa che sembra estate, e l'effetto che hanno sulla mia attività onirica, più in generale, sulla mia psiche, da sempre amo quella prima rondine che costruisce il nido con la premura di ogni madre, e non me n'ero mai accorta prima. C'è voluto il calore di questa Grande Luce per ridestarmi, per rimettermi in armonia con la Vita, per allentare il legame che aveva il mio umore con il colore del cielo.
Sono piena di gioia, in questo momento, di una gioia che va oltre la paura di ieri, di oggi e di domani, che va oltre la solitudine e la compagnia, oltre il miracolo. E'una gioia accesa, luminosa, che svuota il ventre dalla rabbia, dal rimorso nascostro e sotterrato, e lo riempie di una nuova Vita: è arrivata la Primavera!
Oh, quante volte ho sperato, ho sognato, ed ho lottato per non essere qui, e invece, eccola la risposta sarcastica del Mondo, del Dio Mondo: io non potevo essere altrimenti che con me stessa, per trovare la mia felicità.
E forse sogno ancora di camminare scalza su una spiaggia baciata dal sole più dolce, e bagnata da un'acqua cristallina, con il Cavallo e l'Uomo, ma anche di essere lì da sola, perchè la Vita sarebbe con me, perchè ormai la mia anima Vola.
Forse qualcosa risulterà incomprensibile, ma pazienza: è l'aria del crepuscolo.
domenica, 22 aprile 2007,22/04/2007 19:35
Pf.
Utente anonimo (pf.mi sento tanto una centralinista). Deve sapere, che il nome "Andrea"è stato un nome che si è ripetuto più e più volte nella mia vita. Andrea è stato il primo bacio, Andrea è stato il primo serio, Andrea è stato una gigantesca, colossale, enorme delusione, Andrea è stato una maschera, una copertura, una vendetta.
Quell'Andrea così tanto perfetto, era uno zircone che rifletteva un po'di luce, perchè accanto c'era il Sole.
Quell'Andrea lì è stato il pretesto per. Quell'Andrea lì, adesso, è qualcosa che non va oltre il suo giubbino di pelle con 40°, o le sue pettinature "bizzarre".
E sono passata da un qualsiasi Sant'Andrea, all'arcangelo, a Gabriele.
Oggi. Oggi è stata una giornata particolare, sa, utente anonimo? (E'un bel sostituto al "caro diario")
Oggi sono andata in chiesa ad ascoltare una messa dopo... mh, 2 anni che non andavo, almeno 8 che non ascoltavo. Le conclusioni? Sempre le solite: mi sento una peccatrice, un'umana nera che marcirà all'inferno, un'anima errante, mi sento IN COLPA, perchè quel pastore lì, che sta lì sopra e non si fa nemmeno vedere troppo da vicino, è fenomenale nel condurre i pecoroni, e farti sentire una pessima, pessima persona. Mah. Sono dubbiosa. Non mi piacciono le istituzioni, non mi sono mai piaciute.
Forse è tutta colpa della mia smania di identificarmi con i personaggi che si "sentono" la predica. Oggi, ad esempio, ero un perfetto "Pietro"che rinnegava dio. E pf. Ma chi mi dice che per credere in dio devo credere anche nella chiesa? Uah. Pecoroni ottusi.
Ora, perchè ci sono andata? Mah, forse perchè volevo provare anch'io a trovare tutte quelle risposte così, con un po'di fede. E sono anche entrata ben intenzionata, perchè tutto ha diritto ad una seconda possibilità, ma poi, quando ho iniziato a sentire "preghiamo per l'università cattolica, perchè attraverso la fede diffonda la Verità" ho iniziato a pensare. E poi "credo nella chiesa, una, santa, cattolica, apostolica". Alt, alt, alt. Che cosa mi vogliono mettere in testa, qui? Silenzio.
Per il resto, mi fa cagare il fatto di fare offerte alla chiesa quando in vaticano abbiamo vossignoria che si lava le mani con le salviettine d'oro, e si veste con tuniche (o come si chiamano quei "bardamenti" lì) che costano più della limited edition di un completo primavera estate di chanel. Però. Però obiettivamente devo dire che è stata la messa più bella della mia vita, perchè accanto a me c'era lui, che mi metteva addosso tutte le buone intenzioni, e che mi faceva voler restare ogni volta che guardavo le sue braccia sotto quella camicia a righe, e mi riempiva di gioia, mi riempiva di gioia. Ho fatto la pace più sentita della mia vita, dico sul serio, e ho dato un euro del Lussemburgo alla chiesa, un euro che mi aveva messo in mano lui, riportandomi a quando ero bambina, e l'unico momento che aspettavo della messa era quello. Mi ha fatto ricordare quando a messa ci andavo volentieri. E mi ha fatto scegliere di fare la comunione, ben intenzionata, convinta, speranzosa, anche se alla fine, mi sono resa conto di aver avuto in bocca solo un ostia. Ma è perfetto, è bellissimo, perchè io ho mangiato anche tanto amore.
Sabato sera cena cinese, rigorosamente con Lui. Serata fantastica, inutile dirlo.
Ok, ritorno alle mie sudate carte, tenendo bene a mente di PREGARE PER L'UNIVERSITA'CATTOLICA.
Va, mi mandassero gratis, pregherei anche.
mercoledì, 18 aprile 2007,18/04/2007 13:02
Io sto male. Sto male, non si vede? Perchè, perchè nessuno si rende conto che ho bisogno di una tregua?
Ho la testa pesante, gli occhi gonfi. Il caldo mi soffoca. Dentro ogni parola altrui trovo sottolineato un mio difetto, dietro ogni appunto, ogni critica vedo quell'insolenza sporca del perbenismo.
E devo fare la scema, l'oca, la finta tonta, devo far finta di non capire, e dire sempre di sì, perchè lo faccio per un "bene comune".
Buah. Stronzate.
Oggi mi ha atterrita l'incomprensione, mi ha fatta riflettere, invece, la dolcezza che una persona ha usato per chiedermi come andava, quando io l'avevo sempre derisa, trattata male.
Trovavo nello shopping, e sembra stupido, una valvola di sfogo, trovavo la possibilità di compare qualcosa che mi mascherasse, ma adesso, nemmeno ho più soldi da buttare via. Non ne ho nemmeno per le cose di base, figuriamoci.
Il caldo mi snerva, l'ho già detto?
Ho già detto che ho bisogno di andare in "vacanza" 3 merda di giorni? Londra, Parigi, persino Roma, anche a casa: ho bisogno di spegnere il cervello e non pensare a niente, o... o sto male, peggio, sempre peggio. Ma dirlo non serve, tanto. Dopotutto siamo troppo occupati a pensare a quello che è eticamente corretto per prendere una decisione salutare. Fanculo. Che rabbia.
Ma cos'è questa drastica rassegnazione? E'il compromesso: io un'altra perdita non la sopporto. Non sopporto la paura, quando una persona si avvicina, e lo guarda, e lo mangia con gli occhi. A lei piace, è lapalissiano.
Mi sento sempre più persa, sempre più "tagliata fuori", e so da cosa, sempre più distante, mi sento sempre più vicina all'appassire. Non tollero quando mi dice "sei come mia mamma", solo perchè pensa di avere ragione. Anzi, no. Lo tollero, lo accetto a testa bassa, consapevole di quanti buchi mi lascia dentro. Non ce la faccio a capire, e mi sento sempre più distante. NON RIESCO A CAPIRE. NON RIESCO A CAPIRE. NON RIESCO A CAPIRE, e questo mi fa perdere ogni ragione, tutto, mi fa perdere. E'masochismo, questo? Perchè la disprezzo così tanto, così tanto che, se la penso intensamente, mi sale la nause mista ad un mal di testa psicosomatico, perchè? Perchè devo stare zitta quando giudica, e annuire, a volte! E' solo una persona SOLA! E'solo una qualunque ipocrita che parla bene e razzola male, è solo un'irrealizata quarantacinquenne che si prende troppo spazio dove non dovrebbe poter mettere piede! E questa tranquilla indifferenza. Ah, dio, mi fa esaurire, lo giuro. IO NON RIESCO A CAPIRE!
E non riesco a capire perchè lui, talvolta, diventa così maleducato con me, e mi tratta come un sacco di sabbia che prende a pugni, sul quale sputa. NON RIESCO A CAPIRE. NON RIESCO A CAPIRE!
Ma oggi non ho abbastanza forza per farlo ragionare. La mia voce è sempre più bassa, inversamente proporzionale all'amore, direi. MA NON RIESCO A CAPIRE. Oggi mi rimangono le lacrime. IO STO MALE. E nessuno lo capisce, guardandomi negli occhi, tutti hanno bisogno di un'esplicita dichiarazione.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa! Ho bisogno di urlare, urlare, urlare, perchè mi schiaccia il collo, mi stringe la testa pensare di essere così distante, e così vicina a quella lì, che, a differenza di me, può tutto.
Mi sento una mosca nella candela alla citronella. Un moschino nella friggitrice.
Vaffanculo, mondo di merda, vaffanculo!
martedì, 17 aprile 2007,17/04/2007 20:45
No, non di nuovo, non di nuovo, non di nuovo, non di nuovo, non di nuovo, non di nuovo, no!
E non so nemmeno cosa pregare, per chiedere un po'di sana tranquillità!
martedì, 17 aprile 2007,17/04/2007 20:43
Avevo scritto una cosa lunghissima, e l'ho persa, cancellata, e mi fa piangere anche quello.
Sto impazzendo per quell'irrazionale rabbia, per quello sgomento, per questo panico, terrore angoscioso che ho addosso. Non mi perdono niente, niente, e sento un nodo in gola ogni volta che succede qualcosa.
Oggi ho rasentato l'orlo della crisi di nervi. Perchè? Non lo so.
Mi spaventa la logica ferrea che ho usato per spiegarmi ogni mio comportamento passato, mi ha spaventato ancor di più capire che non c'è stata una grinza nei miei ragionamenti, mi ha sconvolta la scoperta che dietro ogni gesto c'erano solo motivazioni banali, motivazioni dalle quali solo i deboli si fanno vincere, motivazioni davanti alle quali ho ceduto.
Oggi ho pianto una morte che non avrei mai pensato mi avesse sconvolta così tanto. Ho pianto tra le grida, tra i pugni stretti, tra le risate nervose, gli spasmi, soprattutto, ho pianto tra le sue braccia, trovando il lui una nuova forza, una nuova gioia, costruendo una nuova fortezza, inespugnabile, inattaccabile. Non mi ha "guarita", certo, quel Vivere che mi sa dare, ma mi ha sollevata, mi ha dato tanta tanta speranza. Sì, i nostri limiti non solo mi turbano, ma mi rendono irrequieta, mi fanno facilmente perdere le staffe e mi fanno abbandonare quella tranquilla riflessività che avevo: mi infastidisce ogni interferenza, ogni attimo che ci avvicina all' "arrivederci", perchè io voglio Vivere, voglio nutrirmi di quella Pace che ha dentro, voglio sognare con Lui, e voglio arrivare a quella "grande Luce", che ogni giorno mi sembra di raggiungere, e mi sembra di essere talmente vicina che quando sono ad un passo da lì.... doooooong: tempo scaduto.
Non pretendo si capisca quello che voglio dire, dopotutto, ho perso efficacia in tutto ciò che faccio. Ho perso immediatezza nello scrivere, forse; di certo ho perso quell'efficacia espressiva, quel pathos di cui caricavo ogni termine senza appesantirlo troppo, ma forse, infondo, la mia paura sta diventando concreta, reale: sto diventando comune. Comune. Comune. Sul serio. Non brillo più (non sto considerando la mia splendida storia d'amore, nè parlo della persona per la quale spero di brillare sempre). La scuola? Nemmeno mediocre: sufficientemente prestante. Il cavallo: nemmeno sufficiente, ormai, al livello delle passeggiate domenicali. Lo scrivere: vuoto, perso, pieno di un tormento che non so più chiudere all'esterno. Sono arrabbiata. Sono presa da un'angoscia che diventa cruccio, pena, e riscopre le paure più vecchie, le paure ancestrali, mi riporta alle insicurezze che avevo a 3, 5, 8, 10, 13 anni, mi denuda, mi spogia più magra e sporca di torbido grasso nero. Non me lo spiego, quello che mi succede. Oggi avrei avuto davvero bisogno di restare a dormire con Lui, tra le sue "barriere protettive", nella capanna, e chiudere fuori il mondo, perchè tutta la tranquillità che riesco a trovare con lui, non la ho da nessun'altra parte. Non così Pacifica, mai.
Ogni separazione mi sorprende fragile. Per dirla tutta, questo pomeriggio, ad ogni rintocco di vocale mi sentivo fragile, sentivo il bisogno di sapere cos'era quella stupida tracheite, e perchè c'era, e sentivo il bisogno di conoscere ogni dettaglio, il perchè di ogni cicatrice, di ogni neo, di ogni lacrima, di ogni sorriso. IO HO BISOGNO DI SAPERE. Quella è necessità impellente, e qui, è Viva, e scotta, e scortica, e... e io ho bisogno di sapere, io ho bisogno di sapere, io ho bisogno di sapere, ne ho bisogno! Giusto o sbagliato? Non lo so. So che è così, che sento la voglia di conoscere di più. Forse per sentirmi un po'più nella sua vita, forse perchè voglio sentirlo da sempre nella mia.
Mi fa piangere tutto, ogni cosa. Mi fa paura tutto. Mi fa paura sua mamma, con la quale - non ne capisco ancora bene il motivo - ho instaurato una velenosa competizione, che sto tenendo così distante, perchè di bufere, di uragani e di cieli serni con le macerie sotto, non ne posso più. Non ne posso più sopportare. Mi fa paura, mi terrorizza l'incubo ossessivo che è diventata, mi sgomentano tutte le sue interferenze, perchè non ci lascia Vivere, a volte. E mi graffiava, prima, ora mi lacera, il subdolo modo che ha per ottere i miei sorrisi che mettono a tacere l'animalesco istinto di aggredirla, di saltarle addosso e farle del male sincero. Di farle davvero male, per uccidere un po'di questa logorante, fiaccante, sfibrante, opprimente tensione. Non è la prima, a cui ho voglia di fare del male oggi. Oh no.
Avevo voglia di fare male ad una lurida, infidissima, invertebrata biondina, una di quelle che ha tutto gratis, per un motivo che non mi è tanto oscuro, mentre tu devi vomitare sangue per avere un terzo di quanto a lei spetta per diritto.
Avevo voglia di fare male a chiunque mi interrompeva, o voleva mangiare le mie caramelle, o cercava di imporsi in qualche modo. E oggi non ho mai sentito il labbro superiore aggrottarsi, scoprendo il canino, ma lo sento adesso, quel tic nervoso istintivo e molto eloquente, come sento il bisogno di scoprire le unghie e affilare sulla corteccia di un albero, ed inizare a limitare il mio spazio, a circoscriverlo.
Oggi avrei avuto davvero bisogno di dormire sulle sue braccia, di stare con Lui: su un letto, un divano, un tappeto, una panchina, un sasso, una spiaggia, davvero non avrebbe avuto importanza. Io ho bisogno della Nostra Pace.
domenica, 15 aprile 2007,15/04/2007 13:12
Mi sento un po'vittima, un po'carnefice. Domani ricomincio con lo stesso ottimo piede con cui ho iniziato la settimana scorsa.
Mi sento girare tutto, tutto. Mi sento di nuovo limitata, rinchiusa, persa. Cosa c'è che non va, che va? Cosa?
venerdì, 13 aprile 2007,13/04/2007 20:45
Oggi: un giorno senza quella disciplina perfetta che sta diventando la mia droga, ma domani si ricomincia.
Ormai, ci sono quattro "cose"(concrete) grazie alle quali mi alzo ogni mattina. Elencarle è inutile. Io le so.
Oggi troppi peccati, e troppa spossatezza, troppa indecisione su quello che ho una voglia matta di fare, che temo. Resisterei a fermare di nuovo, così improvvisamente una passione? Ad essere ad un passo dalle stelle, e ritrovarmi in un circolo per veterani dell'equitazione - bravissimi, per carità - dove sono praticamente obbligata a chiudermi in ciottolose straducce di campagna. Non fa niente. Saprò cogliere ogni segnale, proprio come mi accorgo di ogni sasso sotto gli zoccoli, di ogni ansia, angoscia, di ogni respiro felice.
Forse domani avrò da riportare qualche novità. Forse. Domani vado a saltare, forse. Su un cavallo che non è mio, cazzo. Forse. Quanti dubbi, quante domande, quanta incazzatura, quanta fiducia riposta in quel maremmano poco allenato, quanta altra in quello stalloncino arabo che, lo sento, salterà. Pazza? Forse.
Tralasciando un po'quella passione ossessissiva che ho in questi giorni più del solito, sono incazzata come un cinghiale perchè il computer si è "infettato" di nuovo. Ma porca bestia, vorrei vederlo io quell'hacker delinquente per impagliarlo e usarlo come spazzolino del cesso. Ma porca... e ho anche appena formattato!
Tralasciando anche questa parentesi patetica, ho voglia di Luce. Ma sì. Non ce la faccio più a stare chiusa in un appartamento, senza giardino, proprio io che sono cresciuta come la figlia illegittima di Tarzan. Non chiedo mica tanto (da leggere con una forte cadenza bresciana). Voglio una casa, anche semplice, dignitosa, ma piccola va benissimo, senza rompi palle, senza strade, senza macchine o rumori meccanici attorno. Un po'di beata tranquillità in cui farmi avvolgere dalla natura, con i ritmi che si velocizzano, in primavera, con il sole che ti bacia, il vento piacevole che muove quel caldo che non si fa sentire troppo. Voglio delle piante da travasare, da innaffiare, un cane da far correre in giardino, un Gabriele che mi accarezza mentre sonnecchio... Perchè no, un pancione e un uncinetto in mano.
Ok, splendida visione celestiale conclusa qui. Torno al presente.
Inizio a sentire l'afa dell'estate che lascia la pelle umidiccia.
Rasento la pazzia. Sto diventando nevrotica dopo 9 giorni di mestruazioni ininterrotte. Non rabbiosa, idrofoba, però, nonostante le costanti lamentele, qualcosa di Bello, veramente bello da guardare lo ho sempre.
giovedì, 12 aprile 2007,12/04/2007 21:05
Il cavallo. Ogni volta ci ricado. Cado ogni volta davanti a quel cavallino impazzito che mi fa pulsare le tempie, aggrovigliare le budella, sorridere di una Libertà senza condizioni, di un'Amicizia che c'è da sempre da sempre.
Mi piego davanti a questa Passione, e cado, ogni volta. Ogni volta che vedo un campo, un percorso, sento il desiderio rovente di tornare a sentirlo fremere sotto le gambe, di sentire ancora l'adrenalina salire, di dimenticarmi del mondo da dopra quella creatura che, a volte, sembra faccia parte di me. O forse sono io a far parte di lui?
Ogni volta che mi dico "questa, per un po', è l'ultima", so che in realtà mento, che in tutte le passeggiate tranquille e non, di quegli stupidi 40 minuti, tornerò ad Amare sempre quella parte di me che scalpita, che è indomabile, che è pura passione.
Torno da una galoppata tranquilla che fa sudare un cavallo fermo da troppo tempo, che sta pian piano facendogli riscoprire l'istinto di imbizzarrirsi incontro alle catene di galoppare con tutto lo spirito sotto di me, di rincorrere la libertà, e sazia un po'della mia "fame" con un po'di spensieratezza. E'buio, quasi. Imbruna, perlomeno. Il campo è ancora segnato vicino agli ostacoli, ci sono le goccie di sudore sulla sabbia, il profumo di competizione nell'aria, e mi sento di nuovo mancata. Mancante. Ho voglia di montare di nuovo, di tornare a sentire la pace sotto, sopra, di lato, ma no, è troppo sudato, fa freddo, e io devo smetterla di rincorrere un sogno.
Sono la tranquillità, quegli occhi tondi e pieni di espressione. Il cavallo mi ha insegnato l'arte della pazienza, della costanza, mi ha insegnato che la gentilezza vince sulla forza, che la grazia c'è sempre e ovunque, che lì, dentro quelle quattro zampe e quel collo pesante, c'è un animale intelligente, che è simbolo di equilibrio, che dosa la potenza e la mescola all'eleganza. Eccolo, quel cavallo morello che mi riporta sulla mia strada, che non sa saltare, ma imparerà, che vincerà i suoi limiti con me.
Forse può sembrare che stia delirando, ma no. Semplicemente mi strappa l'anima vedere come un Sogno si sgretola pian piano, come un pezzo di marmo viene corroso dall'acqua. Non ha senso tentare ancora. Non ne ho le possibilità, i mezzi. Sono troppo vecchia. Non importa, non importa. Da un grande errore ho appreso una grande lezione, che domani sarò pronta ad insegnare ai miei figli, e poi, dopotutto, guardo sorridendo quello che ho, e salterò, salterò ancora, per ritrovare quel brivido di amichevole competizione. Salterò quando sarò sola, quando il cavallo sarà pronto.
Sembra una metafora. Non lo è.
Sono felice, adesso. Sento che posso riuscire, se voglio. Sento che ho Gabriele vicino, che mi ama almeno quanto io amo lui, e che posso finalmente contare su una famiglia solida. Sento che quel cavallo mi regalerà tante soddisfazioni ancora, e che devo avere pazienza.
Forse ce la posso ancora fare, se voglio.
giovedì, 05 aprile 2007,05/04/2007 21:23
Torno a scrivere. Un post al giorno. Pessima media, proprio adesso che ce la stavo facendo, stavo per farcela a staccarmi da questa smania di scrivere.
Sì, mi viene da vomitare. Perchè? No, non perchè parte, perchè so che tornerà, e tornerà presto, e io lo aspetterò, nè perchè ho calpestato l'orgoglio e, per garantirCi una sorta di incolumità, sono andata a braccetto con quella che mi ha chiamata puttana isterica, e poi si è scusata.
Nel rivolgerle la parola, mi sono sentita viscida e... e animale, sentivo le tempie pulsare, la fronte tirarsi, il labbro superiore - come è già capitato - aggrottarsi in movimenti nervosi che lasciano intravedere il canino, e poi, un "ciao"caloroso e finto, che è stato un sollievo, e una tortura.
Bene, al di là del riassunto. Ah, sì, avevo perso il filo. Mi viene da vomitare perchè non si riesce mai ad intravedere a tempo la vera natura della gente, perchè dietro ogni "brava", ogni "grande", ogni parola gigantemente montata per il livello di conoscenza, si cela un'onda assassina di ipocrisia e voglia di compiacere perchè il "favore"sia poi ricambiato. C'è tanta, davvero troppa falsità. Cosa succede? Perchè, io che credevo di indossare una maschera, ero comunque molto più nuda di tutti questi "pedoni" su una scacchiera "tarlata"?!?! Inspiegabile quanto persone insignificanti si rendano intollerabili con montature "cinematografiche". Puah. Problemi dell'umanità che oggi non m'interessa risolvere.
Oggi sono... Felice. Lo so, sembra strano. Lo è. Ma dentro di me so che non partirà mai, e poi, prima è la partenza, prima potrò di nuovo sdraiarmi sul letto e amarlo tutto, guardando quegli occhi così pieni di Pace. Sono Felice perchè insieme abbiamo stravolto il tempo, perchè abbiamo passato 100 giorni, 100 notti e "pasqua" insieme, perchè, senza chiederlo, mi sono trovata a riviverlo in ogni attimo, e a dedicargli ogni mio pensiero. Sono Felice perchè ogni volta che faccio l'Amore ho una certezza in più, sono Felice, Felice perchè ci sono stata anche il suo primo giorno di scuola, e quando aveva 3 mesi, 4, 5. Sono Felice, Felice, Felice, Felice, Felice, Felice, Felice, perchè non ho mai pensato di meritare tanto.
mercoledì, 04 aprile 2007,04/04/2007 21:33
Distruzione. E poi tutto come prima, tutto come se niente fosse.
Per me non funziona così.
Mi sento dare della puttana isterica perchè mi siedo sulle ginocchia del mio uomo e piango quando minano alla Nostra libertà, alla nostra felicità. Mi sento dire che non vanno bene i succhiotti, che devo ciucciare qualcos'altro. Vengo fatta passare per quella che non conosce gratitudine, che vive grazie a qualcun altro, per la colpevole. Poi, con delle scuse indirette quanto le accuse, vogliono cambiare tutto.
Tremo, alzo gli occhi, guardo le mani con le dita rigonfie di grasso la pancia flaccida, e me ne sbatto di quello che non avrei mai voluto essere. Adesso la convivenza è quasi accettabile. Il grande problema è un altro. Il mio grande problema è l'umiliazione. E'il fastidio tormentoso che mi gira ancora nello stomaco da quando hanno buttato palate di letame sul mio Amore. Merda che l'ha sporcato? Coperto? No. Merda che mi ha bloccato le gambe, mi ha impedito di camminare e mi ha fatta tornare indietro, tornare a quando i miei genitori decidevano per me, perchè io ero troppo "selvatica" per piegarmi alle parole, troppo "feroce" per riuscire a non uccidere ogni volta che aprivo bocca.
Vivo per Lui. Cammino per Lui. Soffro per Lui. Mi trasformo, per Lui.
Tra una ferita nell'anima e l'altra, mi chiedo perchè a volte si sente il bisogno di sputare in faccia qualcuno, di dire a quel qualcuno che è la persona più insoffisfatta e meno realizzata che abbia mai visto, che è un predicatore incapace, un santone finto, un Lucifero. E'il disprezzo, quello profondo, quello che affonda le sue radici nell'istinto vendicativo che hanno solo i mostri, gli uomini, quello che si fonde alla nausea quando immagino la sua figura, che assottiglia gli occhi e tira le labbra, affila le unghie. Mi turba solo il fatto che davanti al suo nome di battesimo, a quello sufi e dietro a questa amarezza, ci sia la parola "mamma". Non la mia, certo che no. La sua. La mamma. La mamma. La persona più disprezzabilmente volubile, falsa e malefica che abbia mai avuto la sfortuna di incontrare. Peccato. La mia legge è cambiata.
Le mamme non si meritano rispetto a priori. Forse nelle fiabe. Lei NO. Lei è una qualunque zoccola infelice gatto-dipendente.
Mi avrebbe rubato i 100 giorni, se non avessi ricordato che la magia sta nella semplicità dei piccoli gesti, che sono proprio questi che scrivono i Giorni. Mi ha rubato lo sfogo, la presa d'aria, la medicina per il cuore, il cicatrizzante.
Se solo non avessi la ferma convinzione che Viviamo per Noi, affamati di quel futuro che ci aspetta dietro l'angolo, se solo non avessi la certezza che Lui, anche se distante km e km, c'E', inizierei a vomitare l'anima.
C'ho pensato, a farlo, ma vedo la sua immagine limpida e pura anche nella tazza del water, anche se provassi, non riuscirei.
Io lo amo. Lo amo davvero, con tutta me stessa.
Ormai splinder è diventata una scarica di scritte commerciali, pertanto, lo tengo solo come uno sfogo pieno di punti sconnessi, o di note, anche piacevoli.
Oggi mentre tornavo a casa o rivissuto i nostri attimi, e l'ho sentito più volte stringermi la mano, baciarmi, abbracciarmi. Oggi avevamo gli occhi dello stesso identico colore. Come le anime, del resto.
giovedì, 15 marzo 2007,15/03/2007 20:37
Eccomi, ancora, di nuovo. Un po'rattristata dall'atmosfera lugubre di questo blog grigiastro, dalla musica morta, ma non ho voglia di cambiarlo, proprio no: ormai questo è solo spazio per scrivere. Scrivere cosa, poi? Questi estenuanti flussi di coscienza che, ah, tolgono la voglia di ragionare.
Cosa sta succedendo nella mia vita? Sono innamorata, e amo con tutta me stessa, in un modo che non avrei mai pensato sarei stata capace di amare, con una semplicità che a volte mi lascia senza parole, senza fiato; con una calma e una pazienza di cui io stessa mi stupisco, calma e pazienza che non riesco a mettere se non lì. Smettiamo un attimo di prendere in considerazione il lato roseo di questo 2007, senz'altro più felice e meno turbolento del 2006: a volte mi sembra che Francesca sia un mostro, un leone nell'arena. Ma io cosa posso farci? Io sono così, sono così. Sono fatta di sbalzi d'umore che spiazzano, di frecciatine sarcastiche, battute velenose che uccidono. Io sono così, e per quel lato di me che mi protegge dal fango, non ho intenzione di cambiare.
- Guardati, stupida presuntuosa, guarda quanto perbenismo, guarda quanto ti stai rendendo come hai sempre cercato di evitare, e scendi da quel dannato piedistallo!
Ho perso interesse. Ho perso la passione, l'amore e la gentilezza che mettevo in ogni cosa. Adesso sono in balia delle paure, in balia dei giudizi, alla mercè di chiunque. Non disegno: non ho più la mano ferma ma leggera e sinuosa. Non dipingo: non ho nemmeno la forza di ritagliarmi il tempo per qualcosa che mi faceva bene, e che mi veniva bene, cazzo. Non cavalco. Forse per non soffrire più per un distacco, forse perchè ogni volta che vedo un sacrificio, o un gesto d'amore senza nulla in cambio, mi sento vuota, persa, morta. Mi manca. Mi mancano le cavalcate, le ore nel letto disegnare, a Scrivere, mi manca la mia Natura.
Sto male, fisicamente parlando. Nausea, sensi di colpa, mal di testa, bisogno di Dare, di prendere tra le braccia quella barboncina che mi ha amata per 14 anni, e che adesso è là, lontana, solo perchè delle stupide leggi di condominio non la vogliono, perchè mi sento un mostro, e so che quando morirà, morirà anche l'infanzia che giocava a gattoni sul pavimento, con Penny che mi inseguiva. Morirà la mia unica amica, la mia Sola Amica di 15, morirà la prima parola di Chiara, insieme a queste stupide lacrime che, insieme all'impotenza mi piegano davanti ad una società che mi fa cagare! Mi fa cagare tutto, di questo mondo.
Sì, evviva la volgarità, perchè di essere buona e posata non ne posso più, perchè ho bisogno di essere "io" senza chiedere "per favore". Io cosa devo al mondo? Io perchè non posso fare felice più gente. Io, perchè sono così condizionata dal tempo, dalle regole? Ma questo è vivere?
Ringrazio Gabriele per quegli attimi di Vita dentro il corpo, per i sorrisi dopo una discussione, per le speranze che forse cadranno, ma ne cresceranno di nuove, e devo ringraziare mia mamma, e mio padre e mia sorella, perchè mi amano molto. Nel modo sbagliato, magari, ma mi amano molto, e così anch'io.
Sono egoista, eccentrica, egocentrica. Sono una maschera, sono sempre di più una maschera, all'esterno. Sono il "fai quello che voglio io quando lo dico io" per nascondere "sono debole, e tu me lo leggi negli occhi". Sono l'insicurezza, la tristezza, l'illusione, la vita, il ricordo. Sono la Nostalgia, la affilata e tagliente nostalgia dei mei anni. Morirà quella cagnolina. Come tutto, del resto: come la camelia, il legno, la quercia, il gatto, la gatta, come tutto, perchè io ho abbandonato la mia casa, sento di aver abbandonato il Mio posto, di non avere qui la mia vita. La mia Vita non è qui, non è questa. Sì, ho il grande pezzo della mia vita, il grande pezzo, il pilastro: Gabriele. Ma non sopporto vedere quella cagnetta spegnersi lontana, perchè lei, che faceva pipì in casa, che piangeva, che si rotolava sui sedili della macchina della mamma, lei se lo meritava davvero di morire ,qui, vicino al mio letto, e di sentirsi amata, perchè lei ci ha amati, e ci ha amati tanto.
Si stringe la gola.
Dov'è quella gatta che ha partorito sul mio letto? Sola. Sola a mangiare topi.
E vaffanculo al mondo, se è giusto che io stia qui a mangiarmi le mani e il fegato.